Winterreise al Teatro alla Scala: un viaggio interiore tra romanticismo e disperazione [Benedetta Cappellazzo]

Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

Un viaggio d’inverno, quello raccontato in “Winterreise”, che è soprattutto un viaggio dell’anima.
Il ciclo di 24 lieder, su testi di Wilhelm Müller e musica di Schubert, raccontano il notturno errare di un amante respinto. Il suo è un itinerario metaforico nel quale si ricerca il senso della vita, attraverso un grande dolore e l’istinto di porre fine all’esistenza per far cessare questo male interiore.
A comporre la parte musicale ci sono soltanto il pianoforte, suonato da James Vaughan, e la voce, del baritono Thomas Tatzl. Schubert in quest’opera eleva l’importanza delle due parti, mettendole al pari. I due elementi infatti si intrecciano costantemente sia a livello melodico sia, e soprattutto, a livello sentimentale. Il dolore, la rabbia, ma anche gli attimi di felicità e brillantezza sfuggevoli sono sottolineati dai due strumenti in maniera vicendevole, permettendo così di mettersi reciprocamente in risalto.

Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

Alla musica da camera però, si aggiunge un altro elemento portato in scena sul palcoscenico del Teatro alla Scala: la danza.
Angelin Preljocaj, artista eclettico e sensibile, riesce a fondere i corpi dei ballerini scaligeri con le parole e la musica di questa creazione tedesca, aggiungendo così una nuova tappa nel ciclo di balletti su musica da camera proposto dal teatro milanese.
Un balletto contemporaneo che crea spazi e situazioni con l’utilizzo (oserei dire eccellente) di luci, colori, elementi di scena che, seppur realizzati in stile minimale, sono curati in ogni dettaglio suscitando così grande profondità di linguaggio nella visione dello spettatore. 

In Winterreise il concetto di viaggio è messo in risalto in maniera progressiva sia dai costumi che dalla scenografia: partendo dal colore nero si arriva, con lento progredire, verso tinte più accese (arancio, fucsia, rosso e azzurro), viste come un bagliore di speranza momentaneo. 

Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

Tra i dodici ballerini non c’è nessun protagonista, poiché tutti rappresentano una sfaccettatura del Wanderer, che ricorda la figura del viaggiatore romantico settecentesco, interpretata anche dal baritono Thomas Tatzl, che in alcuni momenti dello spettacolo si sposta nella scena, attraversando una passerella costruita appositamente per lui.
Ciò che di molto interessante si può osservare sotto questo aspetto è che non c’è una netta distinzione tra la figura maschile e quella femminile: l’attenzione viene posta sulla Persona, indistintamente dal sesso, in quanto quello che viene rappresentato è un sentimento che qualsiasi essere umano può provare.

Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

Le scenografie di Constance Guisset insieme alle luci di Eric Soyer danno vita ad un’atmosfera estremamente suggestiva e ricca di simbologie, nonostante la geometria rigorosa smussata e addolcita dalla narrazione poetica. 

Winterreise è l’idea di un lungo suicidio al rallentatore in cui “il viaggiatore è un uomo che si abbandona alla malinconia e si lascia morire o quantomeno sogna di farlo… Il tempo lento, la disperazione d’amore, come un fantasma che erra per tutto il pezzo.” (Angelin Preljocaj). 

La contemporaneità di questo balletto offre allo spettatore un ampio margine di immaginazione, dandogli così la possibilità di immedesimarsi nel viaggiatore e nelle sue varie sfaccettature.
Personalmente sono stata colpita da tutti gli intrecci e le visioni che quest’opera mi ha posto davanti, a partire dalla scena iniziale. Una luce soffusa rivela dei corpi stesi per terra, ricoperti da un tappeto di petali simboleggianti la cenere; lentamente si alzano e iniziano a prendere forma in uno spazio scuro che mano a mano si fa sempre più colorato: uno sfondo gradiente dal bianco all’azzurro su cui poi appaiono tre cerchi enormi e coloratissimi.
Il cerchio: una figura che ho notato ripetersi, sia nella scenografia sia nelle luci e nei costumi, interpretandolo come il cerchio della vita.
Gli incontri, gli scontri, le perdite e le scoperte. Ognuno di questi elementi, a mio parere, è un piccolo cerchio, che si apre e si chiude all’interno del cerchio più grande della nostra esistenza, che inizia con la nascita e conclude il suo corso con la morte, lasciando solo un eco attraverso il ricordo. Questo è ciò che vediamo nel Wanderer di Winterreise, che nasce dalla cenere e che, presumibilmente, finisce il suo percorso nella stessa, ricreando (se vogliamo cercare l’ago nel pagliaio) una narrazione circolare, anche se il finale è aperto a qualsiasi conclusione voglia dare lo spettatore.
Nel secondo atto, poi, c’è stato un altro dettaglio a colpirmi, oltre ai già menzionati colori pieni di sentimento e luci toccanti. In questa scena lo sfondo è rosso, ci sono cinque ballerine, quattro sdraiate ai lati e una al centro in piedi che tiene in mano due tubi di luci a led rosse. Questo particolare scenico ha attratto la mia attenzione perchè, pensando al concetto di viaggio, mi ha ricordato le luci che vengono usate in aeroporto dal personale sui piazzali di sosta.
Si aggiunge quindi un elemento insolito e inaspettato per il pubblico, che fa riflettere e pensare che la corsa potrebbe essere giunta al suo termine.

Ricorderò sicuramente questo spettacolo, per le emozioni visive e sentimentali provate.
E se dovesse esserci una replica, lo consiglierei a chiunque.

Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

Link al sito http://www.teatroallascala.org/it/stagione/2018-2019/balletto/winterreise.html

Locandina dello spettacolo

Foto di backstage

Angelin Preljocaj con l’assistente coreografa
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)
Foto di Marco Brescia & Rudy Amisano (Teatro alla Scala)

TWEET

“Aspettando Godot” di Samuel Beckett

Parigi 1953 e la rivoluzione del teatro del ‘900. Samuel Beckett ci pone di fronte la metafora della condizione esistenziale dell’uomo.
L’attesa, l’incomunicabilità e la solitudine sono i tre punti che danno vita a “Aspettando Godot”.
Nei dialoghi dell’opera emerge quanto la vita sia solitudine e dolore e quanto l’uomo moderno sia in balia di una dimensione ignota (la vita e il tempo in cui vive) nella quale si interroga e aspetta una risposta da qualcuno o qualcosa che, probabilmente, mai arriverà.

Oggetto: cappello oppure molla.
– Cappello: oggetto molto menzionato in questo testo. Spesso i personaggi se lo tolgono dalla testa e ci guardano dentro, come a cercare qualcosa, predire il futuro, avere una risposta.
L’interno è vuoto*.
– Molla: si allunga e si accorcia, sembra modificarsi ma poi ritorna alla sua condizione iniziale.
È vuota* all’interno e il movimento frenetico mi ricorda la stessa frenesia nei dialoghi.

*l’interno vuoto mi ricorda la sensazione di vuoto nell’animo dell’uomo moderno descritta da Beckett.

“Giulio Cesare” di William Shakespeare

La tragedia shakespeariana scritta nel 1599 mostra, attraverso i personaggi, il sapore politico e morale che la impregna. Ciò che vuole sottolineare Shakespeare in questo dramma è che la Storia è composta da singoli individui, ognuno con crisi e problemi individuali  (tant’è che non ci sono eroi in questo dramma, ma soltanto uomini), che si riversano di conseguenza in un’azione collettiva. 

Giulio Cesare è un personaggio sfuggevole ma con una grandezza inoppugnabile, secondo il parere di Shakespeare. Ma non è il soggetto del dramma, interpretato da Bruto, uomo buono e consapevole dell’atto che andrà a compiere. Il concetto di Libertà è fermo e solido in lui, tant’è che la sua crisi è scatenata da una ragione morale (la libertà dell’individuo) e da una politica (la libertà del popolo).

Oggetto: amuleto a forma di occhio. (nello specifico, Occhio di Allah – o di Nazar – rotto)
Occhio: sempre presente nei drammi di Shakespeare. Lui stesso cerca di comprendere la condizione umana osservando dall’esterno.
Tutti i cospiratori osservano da lontano Giulio Cesare prima di ucciderlo.
Occhio di Allah: amuleto contro il malocchio. Quando si rompe, non si è più protetti. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...