Teatro Gioco Vita – Le ombre conquistano Piacenza [Sharon Reboli]

Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera”.

– J. W. Goethe

Fin da bambini, si rimane affascinati dalla luce e dalle ombre. Quante volte, passeggiando per strada, avete osservato la vostra ombra? Quante volte, avete giocato con l’ombra delle vostre mani, per proiettare sul muro la figura di un uccello o di un coniglio? È un gioco. Eppure, esiste una tipologia di teatro che si basa proprio sul gioco delle luci e delle ombre, regalando spettacoli “magici”, come viene descritto da bambini di tutte le età. Un teatro delle ombre, con origini antichissime.

Non abbiamo date e riferimenti storici ben precisi, sulle origini del teatro delle ombre. Sappiamo che era ed è tuttora, una delle forme più caratteristiche del teatro orientale, praticato in India, Cina, Giappone, Indonesia, Malesia e Thailandia. Particolarmente importante, è l’isola di Giava, in Indonesia, dove il teatro d’ombre, viene chiamato wayang kulit. La parola wayang, deriva a sua volta da bayang, che significa “ombra”, mentre kulit, significa “pelle”, in riferimento al materiale delle marionette usate durante gli spettacoli. Il wayang kulit viene rappresentato tramite figure intagliate nella pelle di bufalo, montate su stecche di corno del medesimo animale. Gli arti superiori sono mobili, mentre la testa è fissata al busto. Nonostante le figure agiscano come ombre proiettate su uno schermo di cotone, sono riccamente decorate, dipinte. Il marionettista, chiamato dalang, si occupava del movimento scenico, recitando i dialoghi, i passi narrativi e le canzoni, producendo anche numerosi effetti sonori tramite strumenti a percussione.

Una scena di uno spettacolo di wayang kulit in Indonesia.

Dall’Indonesia, Cina, Giappone e India, il teatro delle ombre percorse l’antica e famosa via della seta, arrivando in Europa e intrattenendo uomini e donne, grandi e piccini, ricchi e poveri. Era un mezzo per divertire gli spettatori, ma anche per istruirli: alcuni spettacoli, venivano messi in scena durante festività religiose; in altre circostanze, consisteva in una vera e propria satira nei confronti della politica orientale, in particolar modo, quella indonesiana.

Verso la fine del 1800, iniziò uno scambio, sempre più ampio ed intenso, di conoscenze e tecniche teatrali tra il mondo orientale e quello occidentale, che fu utile soprattutto per lo sviluppo di nuove tecniche sceniche. Le esibizioni delle compagnie orientali, spesso arrivate in forme particolarmente avventurose e occasionali, suscitarono sempre di più un acceso interesse, soprattutto negli ambienti artistici e culturali più avanzati.

Un esempio di due marionette indonesiane.

Il teatro delle ombre arrivò anche in Italia, conquistando sempre di più gli spettatori di qualsiasi fascia d’età, in particolar modo i bambini.

Testo di riferimento:

Storia del teatro, di Oscar G. Brockett, Marsilio Editori


Una città emiliana, Piacenza, ospita una delle prime compagnie teatrali italiane a cimentarsi in questo nuovo movimento dell’animazione teatrale: Teatro Gioco Vita.

Teatro Gioco Vita incontrò il teatro delle ombre verso la fine degli anni Settanta.

La compagnia, con Fabrizio Montecchi e Nicoletta Garioni come responsabili artistici, sotto la direzione artistica di Diego Maj, presenta spettacoli rivolti a un’ampia fascia di spettatori, comprendenti la prima infanzia, bambini, ragazzi e adulti, coinvolgendo famiglie, scuole e il resto del pubblico. Offre un programma molto completo, che propone dal teatro ragazzi al teatro di ricerca, la prosa classica e la prosa contemporanea, fino al teatro-danza.

Grazie all’aiuto di collaborazioni esterne, ha maturato e ampliato sempre di più la propria esperienza teatrale, ricevendo numerosi riconoscimenti in ogni parte del mondo, collaborando anche con diversi teatri come Teatro La Fenice di Venezia, Royal Opera House Covent Garden di Londra, Teatro alla Scala di Milano, Arena di Verona, Ater, Ert, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Torino e Piccolo Teatro di Milano. È riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e dalla regione Emilia Romagna come Centro di produzione teatrale.

La compagnia viene ospitata spesso da Teatro Filodrammatici, Teatro Municipale e Teatro Gioia della città di Piacenza, organizzando spettacoli e scambi culturali in città e in provincia.

Teatro Filodrammatici di Piacenza

Il Teatro Gioco Vita si cimenta anche in diverse attività di laboratorio in collaborazione con scuole di bambini e ragazzi, dando la nascita al teatro ragazzi. L’obiettivo principale, è quello di portare il teatro nelle vite dei più giovani, fin dalle primissime esperienze.

Ad alcuni di questi laboratori, ho avuto la fortuna di partecipare. Ho frequentato il Liceo Artistico Bruno Cassinari di Piacenza, indirizzo scenografia, e durante l’anno scolastico, eravamo soliti a partecipare ai laboratori; eravamo invitati durante le prove di alcuni spettacoli e soprattutto, a visitare l’Officina delle Ombre. È un luogo di produzione e di ricerca, dove si svolgono alcuni laboratori e si conservano numerosi oggetti di scena. Un luogo a mio parere magico: si ha l’impressione di entrare in un piccolo laboratorio o una bottega con scaffali ricchi di marionette, con forme, colori, materiali d’ogni tipo. Ne abbiamo osservate e provate tante per capirne i meccanismi e bisogna ammetterlo, ci siamo divertiti come dei bambini. In effetti, è stata un’esperienza che mi ha lasciato bei ricordi, facendomi rivivere in parte la mia infanzia.

Tra i “dietro le quinte” ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere (anno 2016) ricordo in particolare uno spettacolo già affrontato in passato dal Teatro Gioco Vita, sul quale abbiamo in seguito sviluppato in classe, un progetto scenografico. L’opera era L’uccello di fuoco di Igor Stravinsky, in collaborazione all’Orchestre National de Lyon diretta da Quentin Hindley, che aveva commissionato al centro di produzione teatrale piacentino, una versione originale de L’uccello di fuoco, che doveva essere rappresentato con la musica dal vivo e adatto a un pubblico giovane.

Due scene dello spettacolo L’uccello di fuoco

L’uccello di fuoco è uno spettacolo d’ombre e danza sulla base del racconto di Igor Stravinsky che aveva composto nel 1909, per i balletti russi. È una fiaba raccontata attraverso la musica, caratterizzata da una libertà espressiva che non presenta limiti. Ne L’uccello di fuoco, il Teatro Gioco Vita sfrutta al massimo la spettacolarità del teatro d’ombre. Nel farlo, sceglie come espediente espressivo la danza, un linguaggio che dona vita e corpo all’ombra.

La fiaba raccontata ne L’uccello di fuoco, è tratta da diversi racconti tradizionali russi, dove si possono riscontrare più volte anche gli stessi personaggi, per esempio l’Uccello di fuoco, lo Zarevic Ivan oppure il Mago Kachtchei.

Lo Zarevic Ivan, aggirandosi nei giardini incantati del Mago Kachtchei, trova sui suoi passi un meraviglioso albero dai frutti dorati, sul quale vive un bellissimo uccello che emana una forte luce; ammaliato dalla bellezza dell’uccello, tenta di colpirlo più volte e alla fine, riesce a catturarlo. L’uccello di fuoco, per riottenere la propria libertà, dona a Zarevic Ivan una delle sue preziose piume d’oro, e gli dice che in caso si trovasse in pericolo di vita, dovrà agitare la piuma, così verrà in suo aiuto. Al sorgere del sole, il nostro protagonista nei pressi di un antico castello, avverte numerosi lamenti: avvicinandosi, scopre che a lamentarsi sono alcune fanciulle catturate dal terribile Kachtchei, tra le quali, scorge la sua amata, che lo scongiura di fuggire e di mettersi in salvo. Zarevic Ivan, nel tentativo di salvare le fanciulle, viene catturato dai servitori del nemico, e viene portato al cospetto di Kachtchei. Agitando la piuma dorata, ecco che arriva in soccorso l’uccello di fuoco, che trascina i demoni in una danza, sfinendoli e addormentandoli con una ninna nanna. Il Mago Kachtchei muore e tutte le fanciulle vengono liberate. L’uccello di fuoco unisce il principe e la sua amata ed infine, vola via.

Altre due scene dello spettacolo L’uccello di fuoco

Fonte: Articolo L’oiseau de feu di Luigi Bellingardi, https://www.flaminioonline.it/Guide/Stravinskij/Stravinskij-Oiseau.html

Ho avuto il piacere di assistere alle prove di questo spettacolo, nell’Officina delle Ombre, insieme alla mia classe. Fin dalle prime scene, ha saputo intrattenermi fino alla fine del racconto, coinvolgendomi emotivamente, tra luci colorate, danza e musica. La scenografia proposta è molto semplice: hanno utilizzato un grande telo bianco, appeso e ancorato ai quattro angoli, sul quale venivano proiettate le ombre. Gli attori-animatori, l’hanno sfruttato come se fosse una sorta di quinta scenica, spuntando da dietro di esso al momento opportuno. Nonostante la semplicità e la scenografia ridotta, le figure utilizzate avevano inserti con gelatine colorate, che hanno reso il tutto molto più interessante sul piano cromatico, trasportando lo spettatore direttamente in Russia. La forza di questo spettacolo, è il perfetto equilibrio tra la musica e la danza. I movimenti dei ballerini, sono costantemente alla ricerca e alla rincorsa delle ombre, viaggiando sulle note della musica di Stravinsky. Sulla scena, sono i due attori-animatori insieme alla danzatrice-animatrice, a dare vita alle ombre e alle numerose figure portate in scena, e hanno il compito di guidarci lungo tutto il percorso.

Un piccolo video riassunto di alcune scene dello spettacolo, andato in scena al Teatro Nazionale di Lione:

https://vimeo.com/222828683

In allegato, il link per accedere alla stagione teatrale proposta dal Teatro Gioco Vita:

In allegato, il link per accedere alla pagina internet ufficiale del Teatro Gioco Vita: https://www.teatrogiocovita.it/

L’UCCELLO DI FUOCO

Fiaba per musica, ombre e danza

da L’oiseau de feu di Igor Stravinsky e le figure di Enrico Baj

con Valeria Barreca, Gloria Dorliguzzo, Tiziano Ferrari

regia e scene di Fabrizio Montecchi

sagome di Nicoletta Garioni (dai disegni di Enrico Baj)

movimenti coreografici Gloria Dorliguzzo

luci Davide Rigodanza

costumi Giulia Bonaldi, Anusc Castiglioni, Corinne Lejeune

macchinista Luca Berettoni

PRODUZIONE 2018

A cura di Sharon Reboli


Sei personaggi in cerca d’autore, di Luigi Pirandello

Un capocomico, intento a provare con i suoi attori Il giuoco delle parti, si vede arrivare in teatro sei personaggi che gli chiedono di mettere in scena il loro dramma, che fino a quel momento, nessun altro autore aveva voluto scrivere e portare successivamente sul palcoscenico. Iniziano così, a raccontare il proprio dramma, scagliandosi l’uno contro l’altro. Ogni personaggio, incarna una visione diversa dello stesso dramma, vive una propria “verità”. È teatro nel teatro.

Oggetto: matrioska.

Giulio Cesare, di William Shakespeare

In quest’opera, Shakespeare non parla di eroi, ma soltanto di uomini. Il protagonista non è infatti colui che da’ il nome all’opera, bensì Bruto, che con la sua complessità psicologica piena di dubbi esistenziali, si lascia convincere da alcuni cospiratori – tra cui Cassio – a prendere parte a una congiura: uccidere Cesare, per evitare una possibile tirannia. Bruto, tra riferimenti a battaglie ed omicidi, presagi e profezie, ucciderà Cesare in nome di un amore più grande: la libertà.

Oggetto: carta “la morte” dei tarocchi.

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