Il Teatro e la terapia [Arianna Vicari]

Quando parliamo di teatro come terapia spesso facciamo l’errore di considerarlo come un semplice strumento per superare timidezza ed introversione. Ma Il teatro ha una vocazione terapeutica e sociale da sempre, anche se in interpretazioni e visioni differenti. Aprendo la porta di questo mondo si svela ai nostri occhi una realtà più ampia.

Da inizio Novecento teatro e psicoterapia hanno avuto relazioni e somiglianze continue. In questo periodo nasce il teatro di ricerca che, basandosi sulle riflessioni dei maggiori maestri del Novecento, propone una visione antropologica della pratica artistica (Grotowski, Brook, Barba).
A partire dalle avanguardie storiche che avevano provocato un rinnovamento radicale del teatro (nella drammaturgia, nella scena, nella recitazione, nella preparazione dell’attore, nel ruolo sociale del teatro) si è delineato nella seconda parte del secolo uno spostamento dell’interesse non più focalizzato sul prodotto finale, ma sul processo.
Il “laboratorio“, in cui attori e regista lavorano insieme sul training e sulla preparazione dello spettacolo si propone come luogo di ricerca e di sperimentazione, come ad esempio nelle ricerche di Kostantin Stanislavskij. Nel metodo Stanislavskij si possono notare delle analogie con le teorie di Freud sulla psicoanalisi. Stanislavskij introduce il concetto di reviviscenza, che consiste nell’attingere dal proprio bagaglio emotivo, senza cadere in cliché, sottolineando in questo modo la complessità dell’uomo, questo concetto ha delle somiglianze con il “perturbante” (ritorno del rimosso) di Freud.

Da questi studi si iniziano a sviluppare nuove tecniche e metodologie teatrali legate alla terapia che possono essere generalmente suddivise tra “teatro terapeutico“, “terapia a mediazione teatrale” e “drammaterapia“.

Per “teatro terapeutico” chiamato anche teatro delle diversità o drammaturgia sociale si intende la presenza del teatro nei luoghi del disagio, dove l’obiettivo principale spesso è lo spettacolo e l’intervento sulle persone non è del tutto consapevole.

Per “terapia a mediazione teatrale” si intende l’uso consapevole e strumentale di alcuni mezzi e tecniche del teatro per favorire un cambiamento in un contesto di lavoro specificatamente terapeutico (ad esempio l’utilizzo della drammatizzazione nella Gestalt-therapy).

Per “drammaterapia” si intende il fondare sull’atto creativo una metodologia clinica rivolta al cambiamento dove al centro c’è la performance intesa come “agire, essere in atto” e come luogo dove ricostruire e rimodellare la propria esperienza.

Come detto precedentemente il teatro come terapia ha uno spettro molto esteso e vi sono visioni e concezioni differenti di come il teatro possa essere utilizzato in campo psicoterapeutico, tra le prime e più conosciute troviamo: lo psicodramma, la drammaterapia, il playback theatre e la terapia Gestalt. Tutte lavorano sull’Io in maniera differente, alcune più legate al teatro altre alla psicoterapia.

Psicodramma

Negli anni ‘20 nasce il concetto di psicodramma, tecnica creata da Jacob Levi Moreno che consiste nel realizzare una scena in cui il paziente rappresenta situazioni traumatiche del proprio passato in modo da potersi preparare ad affrontare situazioni simili in cui potrebbe imbattersi nel proprio futuro. Questa tecnica prende spunto dalle teorie freudiane, in particolare al concetto di acting out, ovvero l’espressione dei propri vissuti emotivi conflittuali attraverso l’azione piuttosto che con il linguaggio. Il soggetto si comporta in modo poco riflessivo, senza considerare le possibili conseguenze negative legate alle sue azioni, è considerato come un tentativo di liberazione della tensione emotiva, ottenuta attraverso una reazione alla situazione attuale, come se fosse questa la causa scatenante.

Lo Psicodramma di J.L. Moreno è una forma di psicoterapia di gruppo nella quale ciascun paziente “rappresenta” se stesso, dando forma drammatica alle proprie vicende interiori, passate o presenti, derivante dalla oggettivazione della propria dinamica psichica e dallo scambio relazionale instaurato nel gruppo.

Nell’esperienza collettiva si realizza una catarsi delle tensioni, dei blocchi, del disagio, come avveniva nelle rappresentazioni misteriche dell’antica Grecia.
Moreno ha utilizzato la spontaneità come strumento di cambiamento personale e sociale, intuendo le grandi possibilità terapeutiche della recitazione libera.

Drammaterapia

La Drammaterapia nasce nel 1939 dopo che Peter Slade la introdusse durante una conferenza alla British Medical Association.

La drammaterapia è una forma di psicoterapia basata su una metodologia attiva fondata sull’esperienza, mirata a facilitare la capacità del partecipante di raccontarsi, risolvere i propri problemi, esprimere emozioni in maniera adeguata e migliorare le competenze e i rapporti. L’Institute of Dramatherapy ha dato la seguente definizione: “La Drammaterapia è una terapia artistica basata sull’arte teatrale e applicata a contesti clinici e sociali, sia in assetto individuale sia di gruppo”.

Grazie a questa flessibilità applicativa, la drammaterapia si presta anche ad essere adoperata nei contesti lavorativi e di consolidazione del gruppo (nel caso dell’utilizzo nel contesto lavorativo viene detta Drama-based training), in particolare nella costruzione di squadre, nella risoluzione di conflitti e, più in generale, nella crescita professionale (ad esempio per la cura dell’ansia da prestazione).

Il percorso seguito dalla drammaterapia è generalmente suddiviso in tre momenti:

  • Fondazione (creazione del gruppo e preparazione dei partecipanti attraverso esercizi)
  • Creazione (ricerca personale per ricreare scene)
  • Condivisione (rielaborazione e scambio)

Playback theatre

Il Playback theatre è una particolare forma di improvvisazione teatrale sulle storie personali, nata nella metà degli anni settanta negli Stati Uniti. La performance di Playback Theatre si realizza attraverso una collaborazione tra i performer e il pubblico. Una persona nel pubblico racconta una storia o un momento della propria vita personale o professionale, assegna agli attori i differenti ruoli da rappresentare e poi guarda la sua storia ricreata e messa in scena al momento con forma e coerenza artistiche.

Il conduttore invita lo spettatore a narrare con la sua voce la vicenda mentre questa si svolge sulla scena. Inoltre, spetta al conduttore favorire lo svilupparsi di un sentimento di comunità tra il pubblico. Il pubblico, in un primo momento indistinto, si trasforma in una comunità narrante e partecipante.

Il Playback Theatre mantiene immutata la sua efficacia sia con un vasto pubblico sia all’interno di un ambito formativo in piccoli gruppi.

Questa forma di teatro si è sviluppata nel corso degli anni ed è al momento impiegata anche fuori da contesti anglosassoni con la presenza di teatri e compagnie specializzate in tutto il mondo.

La terapia Gestalt

La psicoterapia della Gestalt è una forma di psicoterapia che enfatizza la responsabilità personale e si concentra sull’esperienza dell’individuo nel momento presente, sulla relazione terapeuta-cliente, sui contesti ambientali e sociali della vita di una persona e sugli aggiustamenti autoregolatori che le persone apportano di conseguenza alla loro situazione generale. È stato sviluppato da Fritz Perls, Laura Perls e Paul Goodman negli anni ’40 e ’50 ed è stato descritto per la prima volta nel libro del 1951 Gestalt Therapy.

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Aspettando Godot – S. Beckett

Due uomini aspettano l’arrivo di un terzo, Godot, che però non arriverà mai. Non sappiamo chi siano questi uomini, dove si trovino, chi sia Godot e perché lo stiano aspettando. Mentre i protagonisti aspettano entrano in scena altri personaggi di passaggio. Tutto si ripete.

Come oggetto ho scelto il cappello. I cappelli sono un elemento ricorrente all’interno del testo e spesso vanno a rappresentare il pensiero dei personaggi: quando il cappello cade il discorso si sospende, con uno scambio di idee si ha anche uno scambio di cappelli.

Amleto- W. Shakespeare

Amleto riceve la visita del fantasma del padre, ucciso dallo zio e ora sposato con sua madre. Smascherato lo zio, Amleto cerca vendetta e si finge pazzo, generando una catena di violenza. Dopo la morte di Ofelia, Amleto combatte in un duello contro il fratello di lei, in combutta con il re. Nessuno sopravvive.

Il veleno è un simbolo ricorrente nel dramma che appare in varie scene in particolare quando appare il fantasma. Avvelenare una persona qui in Amleto simboleggia tradimento, inganno e slealtà. Questo simbolo di veleno è significativo ed espone il personaggio malvagio di Claudio.

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