Pratiche di spettacolo dal vivo nella Fase 2

Le provocazioni di Perfida de Perfidis

Il link: #coronavirus 9 | Lo spettacolo dal vivo al tempo del distanziamento sociale: antichi dispositivi per il tempo nuovo. Che cosa possono insegnarci i peep show, Jerzy Grotowski, Luca Ronconi, Motus, Lemming, Rimini Protokoll…

Il link: #coronavirus 10 | Scene e costumi ai tempi del distanziamento sociale. Dove si anticipano anche le nuove tendenze della moda dopo il lockdown

Pratiche di spettacolo nella Fase 2

Il distanziamento sociale in un grande teatro

Overall, the 2,625-seat Symphony Hall in Boston would seat only 492 people under this plan, roughly 19% of capacity.
The Boston Symphony, according to its 2017-2018 financial report, sells out about 81% of the 96 concerts in their BSO Winter Season, or around 2,100 seats a concert. And a mid-tier BSO Symphony Hall subscription ticket, according to my average calculation, costs about $57 a concert.
If the Boston Symphony were to switch from a 2,625-seat model to the social distancing model above, they would lose the capacity to seat 77% of their current audience.
For the 96 concerts in the BSO’s Winter Season, only about 16% of their entire yearly programming, the social distancing ticket model could result in a drop of nearly $9 million in a few months.

Il link: Zach Finkelstein, The Post-Covid Concert Hall Catastrophe: Why Audience Attendance is the Least of Our Problems, in middleclassartist.com

Ravenna, Rocca Brancaleone

Il modello di riferimento, un caso di studio cui guardano con favore e speranza anche altri festival e teatri italiani per ritornare alle esecuzioni live nell’estate 2020, è un protocollo per concerti sinfonici da ospitare presso la Rocca Brancaleone, la fortezza veneziana del XV secolo fra i simboli della città di Ravenna. Uno spazio all’aperto nel quale applicare quel distanziamento sociale che, combinato a un sistema di ingresso a turni e alla disponibilità per tutti di mascherine e gel igienizzanti per mani, potrebbe diventare la chiave per la continuità nel mondo dello spettacolo dal vivo. (…)
Agli appuntamenti dal vivo presso la Rocca, che consentirebbero di accogliere fino a 250 spettatori e di ospitare sul palco orchestre fino a 62 elementi, il Festival intende combinare la trasmissione in digitale e televisiva di quegli stessi eventi e di altri spettacoli filmati invece in assenza di pubblico, per costruire un programma estivo ad hoc accessibile a tutti.

Il link: Ravenna Festival, un progetto per tornare live già da giugno.

Riaprire i teatri: la proposta di Gabriele Vacis

Spettacoli per un solo spettatore

Gli spettacoli per un solo spettatore sono ormai un genere. Basta citare il pionieristico Edipo. Tragedia dei sensi per un solo spettatore ideato da Massimo Munaro per il Teatro del Lemming: dopo il debutto nel 1997, continua a essere replicato ancora oggi. Il genere ha addirittura ispirato una rassegna monografica, lo One-on-One Festival che si è tenuto al Battersea Art Centre di Londra nel 2010 e nel 2011.
La formula viene oggi rilanciata da Marat Gatsalov, che dirige il Teatro dell’Opera e del Balletto di Perm, in Russia: “Ci hanno detto che non possiamo far entrare gli spettatori a teatro. Ma questo non vuol dire che non possiamo farci entrare un solo spettatore”, ha dichiarato a “The Guardian”.
“Ho pensato a tutte le volte che mi ritrovo seduto da solo in platea e assisto a uno spettacolo. E’ una sensazione davvero speciale, un’esperienza importante sia per lo spettatore sia per chi si trova in scena”.
Ovviamente la disponibilità di posti è limitata, ma Gatsalov ha già la soluzione. Il botteghino accetterà 850 prenotazioni a replica, che si tratti di opera, balletto o concerto. Tra chi si è prenotato, verrà estratto a sorte lo “spettatore fortunato”, che acquisterà il biglietto al prezzo abituale potrà così assistere allo spettacolo.
Un problema. Il meccanismo garantisce il distanziamento sociale del pubblico, anche con la sanificazione della platea. Ma non garantisce quello tra gli interpreti: pensate al coro di un’opera o a un pas-de-deux…

A noi basta un solo spettatore in carne e ossa per rappresentazione. Non esistono alternative. Il teatro senza spettatori non ha senso perché è “corpo a corpo”: gli attori sul palco e la gente in platea. Il teatro è lo strumento per riconquistare la vicinanza persa a causa della pandemia. (…) Non esistono alternative allo spettacolo dal vivo. Anche noi abbiamo fatto ricorso all’online con un milione di accessi, ma non è la strada da seguire. (…) In estate utilizzeremo lo spazio del chiostro di via Rovello dove privilegeremo il rapporto tra gli artisti e il pubblico, anche se limitato a poche decine di persone. Ma quello che accade nel chiostro verrà proiettato all’esterno sui muri dei palazzi.
(Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, in Maurizio Giannattasio, “Un solo spettatore ci basta per ripartire. Il teatro ricreerà le relazioni spezzate”, “Corriere della Sera”, 1 maggio 2020)

Il link: Perfida de Perfidis, #coronavirus 9 | Lo spettacolo dal vivo al tempo del distanziamento sociale: antichi dispositivi per il tempo nuovo
Che cosa possono insegnarci i peep show, Jerzy Grotowski, Luca Ronconi, Motus, Lemming, Rimini Protokoll…

Il link: A Stoccolma Rossini per un solo spettatore

All’aperto e mantenendo la distanza

Il link: Drive-in theatre

Il link: Bike-in theatre

Il link: i progetti di Pandemic Theatre di Emanuele Sinisi su Facebook.

Maurizio Lastrico e lo spettacolo in coda al supermercato

Il link: Maurizio Lastrico e lo spettacolo in coda al supermercato, “Il Secolo XIX”, 25 marzo 2020.

Massimiliano Speziani e lo spettacolo di condominio

Massimiliano Speziani recita dal suo balcone durante l’isolamento per il Covid19

Da lavoratore dello spettacolo mi sto impegnando per condividere quindici minuti al giorno di poesie, piccoli pezzi teatrali, dal balcone della mia finestra per i miei condomini che si affacciano sullo stesso cortile, alla stessa ora ormai da giorni. È un momento di raccoglimento collettivo.
Al di là dei flash mob, delle letture in streaming, la cultura non si deve fermare anche in queste occasioni, in questi spazi di condivisione dove non contano i numeri, ma la qualità della relazione. Lo spettacolo dal vivo (musica e teatro) ha la possibilità di rinnovare quella funzione di relazione, di connessione vitale tra gli individui, riproponendo non solo e non più le sue forme consuete di prima dell’emergenza.

Il link: Massimiliano Speziani, E’ tempo di mettersi in ascolto

Online e offline

Il teatro, risucchiato nel dominio del virtuale, si astrae dalla sua dimensione civile, con forti impatti sull’identità collettiva. La conseguenza della drammaturgia articolata dei social e la loro capacità di creare interazioni, è che la rete non emula azioni, non le rappresenta, ma le genera. Ai materiali diffusi da chi effettivamente produce cultura o materiali informativi, si affiancano quelli del pubblico, lo user-generated-content. Azzerando la rappresentazione, l’interattività tende a mettere in crisi, sul piano politico, anche i sistemi di rappresentazione.
La quarantena ha acuito il bisogno di architettura della partecipazione digitale: la rete si riempie di contenuti ed esperienze che vogliono ricostruire comunità, un senso di appartenenza, anche digitale. E così si partecipa ad aperitivi digitali, costanti dirette Instagram e Facebook per ascoltare i commenti e le opinioni di qualche intellettuale con la pretesa di trovare premonizioni sul futuro di questa quarantena o spunti per riflettere sulle direzioni del post trauma.
“Non si tratta qui di riprendere visioni cyberottimiste ma di constatare come ricorrere alla rete sia oggi un’esperienza di massa dettata dalla necessità di ricostruire dinamiche di socialità a partire dall’impossibilità di fare incontrare i corpi. Si tratta di un rovesciamento di senso imposto per Decreto che richiede di guardare con nuove lenti il rapporto tra reale e virtuale perché, per parafrasare un noto lavoro di Sherry Turkle, passeremo settimane in cui non saremo insieme (nel virtuale) ma soli (nella realtà) ma piuttosto soli (nelle nostre case) ma insieme (attraverso le esperienze che faremo in rete).” (Giovanni Boccia Artieri, Web: soli e insieme nell’epoca di Covid-19, su Doppiozero.com, 16 marzo 2020)
L’intellettuale, che si muove tra comunicazione crossmediale e narrazioni transmediali, deve ripensare al proprio ruolo, rendendo conto del significato complessivo dell’operazione e del percorso che lo ha generato. Il teatro, e la cultura in generale, sono sempre più condensati di esperienze che non si riducono alla produzione e al consumo di prodotti culturali e il processo creativo, in tutte le sue fasi progettuali, assume un ruolo sempre più centrale nella pratica culturale. La funzione di chi si accinge dunque a osservare, mappare, analizzare il quotidiano può avere un ruolo determinante nel catalizzare le forme di nuova socializzazione e nel riconnettere problematicamente il virtuale con il reale, per tracciare nuove strade per la costruzione di una ritrovata comunità che usa la cultura come suo cardine.

Il link: Giulia Alonzo, Liveness, su antinomie.it

Santarcangelo 50

Dire dal vivo non vuole dire, innanzi tutto, ancorarsi all’esclusiva e ontologica qualità del qui e ora ma affidarsi piuttosto a concezioni che contemplino delle varianti e perciò dei diversi gradienti di liveness. Non si tratta con questo di disegnare uno scenario ibrido che tenga semplicisticamente tutto insieme secondo logiche di equivalenza ma pensare, piuttosto a come ridefinire delle differenze e delle distinzioni adeguate a uno scenario che, a detta praticamente di tutti, non potrà più essere come prima.
Tutto questo per dire che le arti performative – proprio quel particolare dispositivo in cui i fattori non mediali, i soggetti, i corpi, le relazioni sono considerati elementi imprescindibili – sono i luoghi ideali per osservare e appropriarsi dei processi che permettono di considerare come una forma di esperienza dal vivo anche quella mediata. La proliferazione di contenuti teatrali che stiamo seguendo “dai nostri divani” – e perciò attraverso i nostri schermi – sta lì a dimostrare come la relazione teatrale può avvenire anche a distanza, secondo diverse articolazioni del qui e ora.
Il liveness, in definitiva, non dovrebbe più essere considerato una caratteristica in sé di un certo oggetto artistico, né un suo effetto ma dovrebbe essere compreso come una forma che si basa sull’accettazione di un nuovo patto spettatoriale secondo cui l’attore s’impegna a costruire un dialogo con lo spettatore.

Il link: Giovanni Boccia Artieri e Laura Gemini, Un live di corpi a distanza, su Doppiozero.com

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